Redraft

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Black Sails Quote

ENG

Flint: … I doubt it involves returning it to the camp as planned. Am I wrong? Tell me I am and we’ll continue on our way.

Silver: And then what? This war… your war… her war… Julius will be no obstacle to it. As long as you and she stand for it, as long as the treasure powers it, nothing can stop it from beginning now.

Flint: Nothing but you. Why would you want to do that?

Silver: This is what it would be. Time after time after time. Endlessly. The measuring of lives and loves and spirits so that they may be wagered in a grand game. How much ransom can be afforded for the cause? How many casualties can be tolerated for the cause? How much loss? That isn’t a war. That is a fucking nightmare. And I cannot take a single step towards leaving this forest, till I know it’s over.

Flint: This is how they survive. You must know this. You’re too smart not to know this.
They paint the world full of shadows… and then tell their children to stay close to the light. Their light. Their reasons, their judgments. Because in the darkness, there be dragons. But it isn’t true. We can prove that it isn’t true. In the dark, there is discovery, there is possibility, there is freedom in the dark once someone has illuminated it. And who has been so close to doing it as we are right now?

Silver: This isn’t about England… or her king… or our freedom, or any of it. When I thought Madi was gone, I saw for the first time… I saw the world through your eyes. A world in which there is nothing left to lose. I felt the need to make sense of the loss to impart meaning to it whatever the cost. To exalt her memory with battles and victories. But beneath all of that, I recognized the other thing… hiding in the spaces.
The one whose shape you first showed me. And when asked, it was honest about the role it wanted to play.
It was rage.
And it just wanted to see the world burn.
I see a life for myself with her. And I will not live it wondering if tomorrow is the day your nightmare finally takes her away for good.

Flint: So, what next, then? What decisions have you made about what our tomorrows will be?

Silver: I made arrangements to ensure that when we leave here, it is with compromises in place that will diffuse any threat of widespread rebellion.

Flint: All this will be for nothing. We will have been for nothing. Defined by their histories distorted to fit into their narrative, until all that is left of us are the monsters in the stories they tell their children.

Silver: I don’t care.

Flint: You will. Someday, you will. Someday. Even if you can persuade her to keep you, she’ll no longer be enough. And the comfort will grow stale. And casting about in the dark for some proof that you mattered and finding none, you’ll know, that you gave it away, in this moment, on this island. Left it in the ground, along with that chest.

Silver: This is not what I wanted. But I will stand here with you for an hour, a day, a year while you find a way to accept this outcome, so that we might leave here together. For if not, then I must end this another way.

[Black Sails – Season 4 – Episode 10]

ITA

Flint: … dubito ritorneremo al campo, come previsto. O mi sbaglio? Dimmi che sbaglio e ci rimetteremo in marcia.

Silver: E poi cosa succederà? Questa guerra… la tua guerra… la sua guerra… Julius non vi si opporrà. Finché tu e lei la sosterrete, finché il tesoro l’alimenterà… non c’è nulla che possa evitare che scoppi, ora.

Flint: Nulla, eccetto te. Perché mai vorresti farlo?

Silver: Perché è questo che accadrebbe. Sempre. Sempre la stessa storia che si ripete all’infinito. Il valore delle vite, degli amori e delle anime, tutti usati come pedine in questa grande battaglia. Quanto può essere sacrificato in nome della causa? Quante vittime possono essere accettabili in nome della causa? Quanto è lecito perdere? Quella non è una guerra, ma un incubo del cazzo. E non intendo andarmene da questa foresta… finché non sarò certo che sia finita.

Flint: Così farai in modo che sopravvivano. E lo sai bene. Sei troppo furbo per non accorgertene.
Dipingono il mondo come un posto pieno di ombre… e dicono ai loro figli di restare vicini alla luce. La loro luce. I loro motivi, le loro opinioni. Perché nell’oscurità… si celano dei draghi. Ma non è così. Noi possiamo dimostrare che non è quella la verità. Nell’oscurità giace la scoperta, giacciono le occasioni. C’è anche… la libertà, nell’oscurità dopo che qualcuno vi ha portato la luce. E chi mai è stato così vicino a questo traguardo quanto noi… adesso?

Silver: Non si tratta dell’Inghilterra… del suo re… della nostra libertà o di tutto il resto. Quando pensavo che Madi fosse morta, ho visto per la prima volta… ho visto il mondo attraverso i tuoi occhi. Un mondo in cui non è rimasto nulla da perdere. Ho sentito il bisogno di dare un senso a quel lutto, di trovargli un significato a qualunque costo. Volevo esaltarne il ricordo attraverso battaglie e vittorie. Ma sotto la superficie ho scorto dell’altro… nascosto tra le pieghe.
Un sentimento di cui tu per primo mi hai mostrato il volto. Un sentimento che, quando chiamato in causa, è stato sincero sul ruolo che intendeva avere.
Era la rabbia.
E non desiderava altro che vedere il mondo avvolto dalle fiamme.

Immagino una vita con lei al mio fianco. E non intendo viverla chiedendomi se domani sarà il giorno in cui il tuo incubo me la porterà via per sempre.

Flint: Quindi, ora cosa accadrà? Che decisioni hai preso riguardo il nostro avvenire?

Silver: Ho preso accordi per assicurarmi che, quando andremo via da qui, verranno stretti dei compromessi che stronchino qualsiasi minaccia di ribellione di massa.

Flint: Tutti nostri sforzi non saranno valsi a nulla. Noi non saremo valsi a nulla. Saranno le loro storie a decidere chi siamo. La nostra immagine verrà stravolta a uso e consumo dei loro racconti finché non ci trasformeranno nei mostri che popolano le favole che raccontano ai loro figli.

Silver: Non mi interessa.

Flint: Cambierai idea. Un giorno, ti interesserà. Un giorno. Anche se riuscissi a convincerla a restare con te, lei non ti basterà più. E il conforto diverrà stantio. E quando, brancolando nel buio, andrai alla ricerca di una prova che la tua esistenza sia valsa a qualcosa, e non la troverai, capirai che vi hai rinunciato in questo momento, su quest’isola. L’hai lasciata sotterrata qui, insieme a quel forziere.

Silver: Non volevo che andasse così. Ma rimarrò qui con te, che sia per un’ora, un giorno o un anno… mentre tu trovi un modo di accettare quest’esito, così potremo andarcene insieme da qui. Perché se così non fosse, allora dovrò chiudere la questione in un altro modo.

[Black Sails – Stagione 4 – Episodio 10]

Primevo

Ognuno deve vivere il suo Tempo, nel suo Tempo.

Secondo me si dovrebbe proibire di scandire Tempi diversi con lo stesso pendolo. Tutto ciò ha senso solo per chi lo scrive, forse.

Sono quegli articoli che si scrivono trascinati da un’emozione potente, ben conosciuta e identificata, ma che non è possibile dedicarle più tempo di quanto non gliene si dia già. Quando si arriva alla sera e si fa i conti con ciò che si è trascurato durante il giorno, tutto è amplificato e si arriva a questi momenti particolari.

Sono quegli stati dove può capire solo chi sa o chi ha la capacità di immaginare le molte sfaccettature del mondo nel quale viviamo, che il vero interessato non leggerà mai e che rimarrano criptici per tutti gli altri; coloro i quali guarderanno solo ciò che sarà mostrato loro, perché è così che funziona, anche senza accorgersene.

Ed è questa forse una delle più grandi piaghe del genere umano; e sarà forse proprio questo atteggiamento che porterà l’uomo al Ragnarok.

L’emozione permane
sulla neve perenne,
nel gelo e nel fuoco,
della vita primeva.

Consapevolezza

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Sono un po’ di giorni che rimugino su molte questioni rimaste aperte ed era ormai un bel pezzetto che avevo smesso. Facendo una pausa mentre studio per l’ennesimo esame di turno, girando online, come capita un po’ a tutti, mi sono imbattuto in qualche post, che mi ha rimandato ad un altro post e così via, fino ad arrivare a un articolo che legava un discorso su obiettivi di vita e soddisfazione nel portarli a termine.

Le domande che la mia mente, d’impulso e senza mezzi termini, si è chiesta sono state quali fossero i miei reali obiettivi e quanto fossi soddisfatto della mia vita. La risposta è stata un grande boh… e sì, lì per lì questo può sembrare normalissimo eppure qualcosa è scattato.

Nel passato, avevo giurato di vivere giorno per giorno e sì, questo è stato buono e rimarrà buono come modo per non lasciarmi sopraffare, tuttavia mi rendo conto di aver perso il contatto con il futuro. È come se fossi rimasto appeso in un limbo e non mi fossi accorto di viverci dentro. È stato disarmante e tuttora ho la mente su mille stazioni. Il punto cruciale è sorto sul fatto che praticamente sono cresciuto con il mondo che mi ripeteva che se avessi studiato duro, avrei avuto tutto ciò che avessi desiderato. Avrei trovato un ottimo lavoro, avrei potuto realizzare e ottenere qualsiasi cosa. Così, vuoi perché spronato, vuoi perché ero veramente interessato e mi piaceva, vuoi perché un bambino cosa ne può sapere, fin dalle elementari ero praticamente la cima della classe e praticavo nuoto. Con il trasloco e le medie tuttavia, per fare tutto come credevo andasse fatto e anche per il caso familiare in cui mi trovavo, ho rinunciato a tante, tantissime attività che avrei potuto benissimo barattare con un 6 e questo status mi è rimasto addosso fino all’arrivo in università, dove presi coscienza del fatto che esisteva gente che riusciva meglio di me a prepararsi, riusciva meglio di me nelle votazioni e ci riusciva anche con meno tempo e facendo altro.

Facendo altro è la parola chiave.

Io avevo lasciato tutto e avevo considerato ciò come una rinuncia accettabile per quanto mi sarebbe aspettato poi. Ma lì, non avevo ancora la testa di questi tempi, purtroppo. Ora invece ho deciso di vedere cosa hanno da dire questi quesiti. Ecco che con la lettura di un post, la vocina nella mia testa mi stava dicendo che l’istruzione non era tutto nella vita, che molta gente meno istruita trovava lo stesso lavoro e sicuro era più disinvolta di te.

Questo ragionamento è arrivato forse ora, anche perché mi sto stancando di studiare, vedendo anzitutto che alla fine della fiera mi faccio in quattro per voti che sono quello che sono e secondo, perché non sono più così interessato, non tanto per i corsi in sé, ma per il lavoro che devo intessere a casa per poter studiare in modo cristiano da un sistema universitario italiano che sembra ormai disincentivare libri di testo per slide raccattate.

Ed è per questo che ora che manca speriamo un solo anno per chiudere, voglio lasciare entrare uno spiraglio del mio futuro da chissà dove lo avevo chiuso e ignorato per anni e anni. Non voglio ritrovarmi nel limbo di me stesso. E per certi versi, benché siano stati giorni veramente disarmanti, sono contento di esserci arrivato.

Perché alla fine l’istruzione non è tutta la vita e non esiste solo lei. Mi viene in mente la mia professoressa di lettere che diceva sempre che Nessuno è mai morto di studio. Chi non ha mai sentito questa massima? Però lo studio non deve essere tutto nella vita, cosa che invece la scuola italiana quasi ti obbliga a fare. Sopratutto perché NON TUTTI SONO PORTATI PER LO STUDIO e questo sembra che ancora molti genitori non lo abbiano capito.

Dunque dovrò riuscire a ritagliare degli spazi dove potrò, per fare qualcosa di costruttivo diverso dalle cose di università. Le questioni familiari tanto rimarranno lì, non me le toglie nessuno, purtroppo. Un tempo praticavo nuoto e sono stati costretti a smettere. Successivamente ho cominciato a scrivere qualcosa, ma poi ho mollato tutto. Mi rendo conto ora che non voglio un futuro di niente.

Com’era che scrivevo qui anni fa, all’apertura di questi spazio?

La scelta è il prezzo da pagare per il libero arbitrio.

Non ho mai scritto massima che sentissi più vera. Un tempo la scrissi ma ora l’ho capita. E forse già lì il mio inconscio voleva comunicarmi questo e tanto altro, non riuscendoci.

Staremo a vedere cosa accadrà. Io ci proverò.

Sempre avanti

 

Sempre avanti.

Devo ammettere che mi ero quasi dimenticato di questo spazio finché, girando tra i segnalibri, mi è tornato in mente. Ho deciso così di dare un piccolo aggiornamento, anche per togliere un po’ di polvere visto che l’ultimo post è di agosto 2015.
Ebbene, si procede, come sempre. Sempre avanti, mai indietro, anche se in prospettiva non riesco ancora a mettermi a fuoco.
In parallelo, è un periodo che mi sento in fibrillazione in un modo che non mi è ancora ben chiaro, o forse sì è chiarissimo, ma devo riuscire a capire meglio se si tratta di ciò che penso oppure no. Sono emozioni importanti e necessitano di ulteriori esplorazioni.

Fatto sta che il periodo fuori fase dell’anno scorso è morto e non desideravo altro; è morto anche tutto ciò che ero, o quasi, fino a qualche anno fa. Certo, ho ancora due grandi ostacoli da superare, ma voglio credere di riuscire a farcela, come alla fine sono riuscito a fare tante cose da anni a questa parte. Ed era anche ora che me ne rendevo conto per bene, cazzo.
Ho finalmente preso possesso del fatto che un silenzio tattico (perché sono un Signore) o un vaffanculo ogni tanto è terapeutico (perché anche i Signori diventano scaricatori di porto, all’occasione). Sono arrivato alla finale conclusione che i genitori non te li scegli tu (sembrerà banale ma si sa, ogni frase banale risuona in ognuno di noi con una certa enfasi), ma puoi scegliere con chi stare e a chi dare posto nella tua vita. Mi dispiace per coloro che ancora, dopo una certa età, non hanno ancora chiaro che non possiamo piacere a tutti e che ognuno ha una sua identità personale che non può essere violata solo perché è necessario che lo si faccia. Ogni giorno portiamo più facciate, più maschere che Arlecchino ci stira le camicie; tuttavia solo alcuni potranno vederle calare… e per fortuna, aggiungerei.
Mi rendo conto che, a volte, uno sguardo vale più di mille parole e capisco che molto di quanto non possiamo dire con la voce viene invece passato istantaneamente con un’occhiata fugace, quasi a voler nascondere la realtà di quanto si è inconsciamente scoperto. Di certo, non si potrà sapere con certezza la verità su quanto scoperto finché la voce non venga in aiuto… però questo porterà la mente a svolgere il suo lavoro nel modo più efficiente possibile, lasciando aperti collegamenti più disparati che ci porteranno a maledire la sveglia la mattina.

Comunque, per il resto, si sono avverate molte delle mie supposizioni in campo familiare e, come al solito, si prende questa esperienza e la si mette in tasca; un level up dietro l’altro. Per altri versi, sì, mi sento un po’ più libero. Non so bene se sia questa modifica nell’ambito familiare molto recente o se sia anche altro. Non lo so e in realtà, non ci ho neanche pensato abbastanza… Che strano vero? Anni fa scrivevo che pensavo troppo. Forse il segreto è proprio non pensare troppo alle cose; eppure io stesso non so se sono cambiato in questo senso o se la mancanza di tempo per via degli impegni universitari e non, non mi permetta di farlo. In verità, neanche mi interessa. Mi interessa solo procedere senza più intoppi da nessuna parte. Sono stanco degli intoppi, dei problemi in ogni ambito. Non dico di volere la vita spianata, ma se i problemi vengono da altri e ne posso fare a meno, ben venga. Posso dire che la fase “crocerossa” è bella che chiusa.

Tornando a questo blog (o quello che è per me dai tempi dello space di msn), ha un atmosfera davvero cupa, santa pace… Eppure non credo la cambierò. Rimarrà così come monito per i miei futuri (?) passaggi qui.

Plus

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Ebbene, eccomi che torno a scrivere qui. Mi sono laureato da qualche mese ormai e sono stato allo sbando per questo stesso tempo. Eppure oggi voglio scrivere non di quanto va male la vita, ma di come mi sento soddisfatto nel profondo della giornata appena trascorsa.
È una cosa che mi capita di rado, un po’ per come sono io, un po’ per come sono gli altri, eppure voglio proprio mettere nero su bianco che talvolta i momenti positivi ci sono e sono da ricordare, talvolta molto di più di quelli quotidiani o decadenti. Non sempre va tutto male. Ogni tanto è bene cambiare prospettiva, girarsi ad osservare chi è riuscito nel suo percorso di vita e farsi trascinare da quell’energia che sembra avvolgere tali persone. Perché il più delle volte siamo noi stessi a porci delle barriere che non esistono ma che purtroppo fanno parte del nostro carattere. Eppure, ogni tanto è bene saltare nel vuoto, con chi sai che puoi farlo e stare a vedere il risultato. E niente… Volevo appuntare questo per non dimenticarlo mai e voglio pensare che un giorno, tutta la negatività che mi circonda sparisca, lasciandomi solamente questo stato d’animo che mi invade, quest’emozione talmente positiva da lacerare tutto ciò che generalmente fa parte del mio quotidiano.
Al prossimo incontro.

Mah

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Una delle (tante) cose che mi mandano veramente in bestia è il fregarsene altamente del lavoro altrui.
Non tanto a livello di indifferenza, ma proprio di dialettica. Perchè da parte mia c’è sempre la capacità di rimettersi in gioco per fare un’azione sempre in modo migliore, cosa che invece non è comune a tutti, purtroppo.
Ce ne siamo fatto una ragione e meglio così. Per fortuna il mondo è vario in modo da diluire gente che sa quello che dice ma è inopportuna.
Ci vuole tanto a capire che io ho anche altro da fare e che se faccio una cosa non è per vedermela bocciare con un commento d’impatto?
Comunque è inutile che me la sto prendendo per una cosa del genere, ma io ci ho buttato un pomeriggio nel quale avevo di meglio da fare e per una volta che sto facendo qualcosa, usa un atteggiamento diverso. Purtroppo ci sono persone che non sanno relazionarsi in modo cristiano; solo caustico. Io se una cosa la voglio fare bene, la faccio… e chiedo pareri, non sparo cannonate inutili.
Ciò detto, aggiungo che è da stupidi non fare più niente se una persona critica o chiede di cambiare il modo in cui svolgi il tuo compito. Non fare più niente perchè non ti va bene ciò che faccio, definisce l’atteggiamento più assurdo che io possa reggere. Che discorso è? Ne stiamo parlando civilmente e non è lasciando tutto che risolvi, solo perchè non vuoi entrare in conflitto di idee con l’altro.
In genere ciò accade per due motivi:
1. Non hai argomenti per sostenere il tuo discorso.
2. Non te ne frega niente, perchè tanto ti senti superiore e vai avanti a vabbè.
Il più delle volte devi conflittualizzare il tuo pensiero con un altro per mettersi d’accordo, ma tanto questo non lo capirai finché non ci sbatti la testa, come sempre.
Per il resto, si va avanti e vedremo che ci porterà il futuro.

Contenitori

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La battaglia è come quella di Thor con Jormungand: si consumerà alla fine dei Tempi.
Distruggerà tutto e, solo allora, quando il Mondo avrà svelato il suo vero volto, potrai capire che tutto ha avuto un perchè e che Jormungand era solo l’obiettivo per non perdere la lucidità nel Cammino.
Che molte scelte predeterminate hanno avuto un loro scopo, il solo fine di focalizzare i reali problemi, le grandi passioni e il vuoto interiore che ci portiamo dentro per tutta la vita. Perchè tutti noi siamo niente, finché le emozioni, gli attimi e l’immaginazione ci fanno assaggiare ciò per cui siamo stati creati.
Siamo contenitori bucati per emozioni.
Avidi di positività quasi gratuita, come se tutto ci fosse dovuto per un qualche motivo particolare e pronti a sbandierarla verso l’altro come se non si sapesse che lo stai attaccando indirettamente. Tutto questo finché anche noi non facciamo altrettanto, finché non ne rimaniamo svuotati e il ciclo ricomincia.
C’è un fine molto sottile sotto le scelte della vita e, difficile è, troncare certi fili che ormai sono corde da ancoraggio. Ma questa sarà un’opzione, la muta scelta giusta che è sempre la prima a parlare all’orecchio.
Il Tempo è l’unica variabile che ha aspetto duale: permette di riflettere, ma parallelamente toglie istanti ad altro… Tuttavia tutto ciò, è necessario per capire…
E mentre il Tempo scorre verso il mare dei secondi, io passo ad un dolce… Che sazi, certe volte, si pensa meglio.